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camera oscura

gli autori


Iniziai a stampare quando avevo solo 14 anni. Da allora non ho più abbandonato la camera oscura, in un susseguirsi di prove ed esperimenti; all'età di 47 anni la mia passione per la stampa prosegue con entusiasmo e voglia di imparare. Oltre che per le mie foto, eseguo stampe per altri professionisti, tra i quali Fulvio Roiter (per il quale stampo da circa 6 anni), Araki, David Hamilton, Danilo De Marco e molti altri meno conosciuti ma altrettanto esigenti nella qualità di stampa, che nel mio lavoro trovano chi può interpretare al meglio la loro fotografia. Eseguo stampe anche per enti e fotografi industriali, ma è nella stampa di foto d'autore - sempre richiesta in carta baritata, spesso con trattamento d'archivio o viraggio al selenio o oro - che trovo lo stimolo maggiore. Chiunque abbia provato a stampare si sarà reso conto delle infinite potenzialità che offre la stampa manuale, con interventi di mascherature, bruciature, contrasto, taglio e saturazione, per non parlare dei diversi tipi di carta, dei viraggi e delle tecniche di stampa. L'importante è acquisire padronanza dei mezzi a disposizione, affinando al contempo la propria sensibilità espressiva. Nel mio negozio vendo l'occorrente per stampare, e spesso con i clienti mi intrattengo a discutere di stampa, fornendo la mia esperienza e facendo tesoro di quella di altri "colleghi". Ben venga il digitale, ma niente può sostituire la magia ed il fascino che si creano in una camera oscura.



Di seguito alcuni autori:


Fulvio Roiter

L'opera di Fulvio Roiter non è facile da definire. Attraversa un periodo di oltre cinquant'anni ed abbraccia una vasta quantità di temi. Rivela un interesse per i valori formali, ma trasmette al contempo una concezione umanistica. Ci sono immagini che celebrano la bellezza dei paesaggi e della natura inviolata, ed altre che deliziano l'occhio con i disegni e le forme imposte alla natura dalle mani dell'uomo. Alcune immagini che richiamano l'asprezza di certi momenti della vita sociale ed economica italiana, ed altre celebrano l'innocenza e la gioia. L'opera di Roiter, in particolare quella realizzata nella sua terra natale, sembra catturare ad un tempo l'immutabilità della vita e la casualità possibile entro le sue strutturate cadenze. Questa combinazione di realismo e romanticismo è tipicamente europea e non c'e da sorprendersi che l'immaginazione visiva e l'approccio formale di Roiter abbiano affascinato tanti editori di libri e riviste in Germania e in Svizzera, per conto dei quali ha realizzato i suoi migliori reportages, sulla Spagna, sul Brasile, e sull'Africa, oltre che sull'Italia. Per capire la genesi di una immaginazione visiva che coniuga valori formali e umanistici può essere d'aiuto ritornare brevemente alla storia della fotografia italiana e vedere quali siano state le sue puculiarità rispetto ad altri contesti.





Danilo De Marco

Danilo De Marco è un fotografo che fa dell’impegno civile una propria ragione di vita. Per lui la fotografia è testimonianza, è racconto etico, è impegno morale. Straordinari i suoi reportages in America Latina e negli altri luoghi del mondo ove De Marco ha fermato con la sua macchina fotografica la vita degli "ultimi". Molte le immagini di madri che solo apparentemente appaiono lontane da Piero della Francesca, ma che sono invece il segno della storia che si ripete nel presente. In fondo le immagini di Piero sono un simbolo fuori del tempo di un’idea assoluta di maternità. Ma le maternità di oggi sono anche altro, amore e povertà, affetto e angoscia, dignità e, purtroppo, anche disperazione. Le fotografie di De Marco sono dunque un modo per rendere il senso di come si possa rileggere un illustre passato dentro un drammatico presente.





David Hamilton

"Il controverso lavoro di David Hamilton è frutto di una ricerca decennale, ricerca di una realtà diversa, indefinibile, le cui caratteristiche fanno di lui oggi qualcosa di più che un fotografo, un personaggio alla moda o un maestro dell'erotismo tenero. Le sue immagini racchiudono tutte le qualità che, nel loro armonico complesso, ne costituiscono la peculiare sensibilità artistica: la luce sfumata e incerta del crepuscolo, la penombra segreta dei tendaggi socchiusi, l'intimità, il riserbo, il pudore e, in apparente contrasto, l'abbandono totale, senza riserve, delle modelle, rivelano al pubblico il giardino segreto di David Hamilton. Giardino rimasto, negli anni, sostanzialmente inalterato, ma incessantemente arricchito ad ogni incontro con una donna-fiore o con una nuova sfumatura, in un armonico ed affascinante accostamento di colori. E', questo, un incanto continuo, perché in ogni sua opera Hamilton non ha rivelato finora che un solo angolo del giardino. Non perché l'artista abbia deliberatamente voluto celarne alcune zone, ma semplicemente perché non gli è ancora venuta l'idea di esplorarle.

David Hamilton non è mai caduto in un erotismo banale e di facile effetto: il fulcro della sua ossessione artistica è sempre la fanciulla nel momento in cui si apre ancora inconsapevole alla sua vita di donna, ma Hamilton ama troppo intensamente questa sua fonte d'ispirazione per non circondarla di purezza ed essenzialità, fino a dare quasi l'impressione di voler cancellare il suo intervento di artista. Il suo è un inno al trionfo della donna-bambina, alla dolcezza, alla sensualità quasi presagita sotto la grana sottile della pelle.